Come un aquilone: l’esperienza del Servizio Civile di Marta in Brasile

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Come un aquilone: l’esperienza del Servizio Civile di Marta in Brasile

18  Come un aquilone: l'esperienza del Servizio Civile di Marta in Brasile 18Mi chiamo Marta, sono romagnolissima e ho venticinque anni.
La venticinquesima candelina l’ho spenta in Brasile, in una delle più dimesse e trascurate periferie dello stato di Rio, dove vivo e lavoro da settembre svolgendo Servizio Civile all’interno del Cesc Project.
Per la prima volta in occasione di questo compleanno mi sono sentita come quando di anni ne avevo quattro. Da un lato avrei solo voluto essere a casa mia e stare aggrappata ai miei genitori e ai miei amici modello koala, ma al tempo stesso mi sentivo gli occhi e i pensieri pesanti di una persona adulta, una che i venticinque li ha passati da un pezzo.
Da quando mi trovo qui è sempre tutto molto contrastante e contraddittorio, come il Brasile stesso. Un paese immenso e mai pienamente sondabile, ma che palesa alla svelta i suoi paradossi: ovunque scrivono Jesus te amo e poi ucciderebbero per rubarti l’orologio di plastica.

Tutti i giorni da dove mi lascia l’autobus, mi faccio quattro km a piedi sotto un caldo infernale che nemmeno Dante saprebbe descriverlo, il tutto per arrivare nell’Associazione in cui lavoro. Si tratta dell’Associazione Culturale Nino Miraldi, partner brasiliano di MAIS Onlus: un centro culturale che attraverso corsi come danza, muai thay, sostegno scolastico, preparazione ai concorsi e quant’altro, si propone di dare alla comunità un’occasione di incontro e spunti culturali sempre nuovi e totalmente gratuiti.
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Per quanto riguarda la mia parte, mi occupo soprattutto dell’insegnamento della lingua italiana per adolescenti e adulti e della lingua inglese per bambini dai quattro agli undici anni. Ho inoltre attivato un microprogetto di arte pensato appositamente per questo contesto totalmente noncurante dell’ecologia, basato sull’uso di materiali di riciclo. Da un lato vengono impiegati nella costruzione di strumenti musicali, per valorizzare la peculiare ritmicità che accompagna da sempre questi territori, mentre dall’altro vengono impiegati nella “ricostruzione” di opere famose di artisti internazionali, così da stimolare anche un occhio più critico rispetto alla geografia (qui cinque bambini su dieci pensano che l’Italia sia in Brasile).

E poi ci sono i bambini, con le loro storie e i loro modi a tratti disarmanti. Come quel bambino che mi ha chiesto come prima cosa se nel mio paese c’era molta gente con le pistole. O come quella classe che rimase sconvolta per come cancello velocemente la lavagna e che, interrogati sul proprio animale domestico preferito risposero in gran parte “il ratto”. Alle volte mi riempiono di così tante attenzioni da farmi quasi sentire in colpa.

5  Come un aquilone: l'esperienza del Servizio Civile di Marta in Brasile 5La cosa che mi emoziona di più è vederli giocare con gli aquiloni. Passi per strade in cui trovi solo immondizia e noncuranza a palate, ma poi vedi quei nasini marroni rivolti verso il cielo e tantissimi aquiloni. Il filo degli aquiloni è vitreo, ergo ben pericoloso, eppure la vedo sempre come una cosa estremamente poetica, che in qualche modo ridona loro quella purezza e voglia di volare alto che troppo spesso gli viene tolta.

Qui mi chiamano tutti professora, ma io cosa sono in realtà?
Ho una laurea in lettere moderne, per cui per dirla come va detta ho passato gli ultimi anni a leggere tantissimo. Ma anche ad allontanarmi sempre di più dalla realtà e dalla concretezza quotidiana, passando per il triste scotto per cui prendi trenta all’esame di letteratura ma poi basta una multa sul tram e vai in tilt.

E la teoria e la pratica sembrano davvero diverse.
Per esempio ora, stando alla teoria, dovrei essere circondata da samba e caipirinha, ma stando alla pratica vedo solo cavalli che mangiano immondizia per strada e bambini che a dieci anni non sanno nemmeno scrivere il proprio nome.
Purtroppo o per fortuna però, qui nella Baixada Fluminense la teoria ha vita breve, perché fin da subito sei catapultata in una realtà talmente forte e diversa che non sa cosa farsene dei tuoi titoli e sottotitoli, per cui tu diventi tutto: una da prendere in giro per come parla il portoghese, un’amica, una sorella, una maestra, uno stimolo e un animale strano da indagare.maisonlus_marta_ serviziocivile_brasile 1  Come un aquilone: l'esperienza del Servizio Civile di Marta in Brasile 14bis

Le carenze culturali ed affettive sono talmente disarmanti che diventa un’urgenza immediata donarsi totalmente alle persone della comunità. Tuttavia è fondamentale tenere sempre i piedi ben appoggiati a terra. Perché per quanto tu ci metta il cuore, non cambierai il mondo in un anno. Anzi, i bambini sono talmente indisciplinati e poco volenterosi che se a fine giornata sei riuscita a fargli colorare un cuore e una farfalla, puoi già sentirti una discreta eroina.

Allora perché non torno a casa se è così dura?
La ragazza che lavorava con me è tornata in Italia e non nego che io stessa ho avuto più volte questo pensiero. Spesso la sensazione è che qualunque sforzo, per quanto grandissimo, sia vano e soprattutto che non valga la pena vivere col terrore di essere derubate e assalite dal lunedì al venerdì, per lavorare in un contesto in cui spesso non si è nemmeno accettate. Eppure quando raccolgo rotoli di carta igienica e i resti degli aquiloni che trovo per strada e insieme ai bambini li faccio diventare un mirliton, beh, io quella samba che avrei dovuto in teoria trovare, la sento anche nella pratica. E questo mi basta.

a cura di Marta Tofi, in Servizio Civile Internazionale presso il progetto Centro Culturale Brasile

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